Raccontare Agatha Christie significa attraversare una vita che è stata, essa stessa, un romanzo. Non solo la regina del giallo e dei meccanismi perfetti, ma una donna libera, curiosa, mobile, capace di abitare il proprio tempo con sorprendente modernità.

In In Inghilterra con Agatha Christie, Melania Guarda Ceccoli segue i luoghi della sua biografia e della sua immaginazione per restituire un ritratto intimo e umano, fatto di viaggi, scelte controcorrente, passioni e contraddizioni.

In questa intervista a cura di Maria Camilla Brunetti, responsabile della collana, ripercorriamo la genesi del libro, il lavoro di ricerca tra paesaggi reali e pagine letterarie, e ci interroghiamo sul segreto di un’opera che, a cinquant’anni dalla scomparsa dell’autrice, continua a parlare a lettrici e lettori di ogni generazione.

Intervista a Melania Guarda Ceccoli | In Inghilterra con Agatha Christie

Di Maria Camilla Brunetti

In Inghilterra con Agatha Christie esce per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario dalla morte della grande scrittrice inglese. Il testo, oltre a essere una puntuale mappatura dei luoghi più cari della biografia di Christie e delle ambientazioni iconiche dei suoi scritti, a mio avviso è anche la ricostruzione del profilo più umano di Agatha, una donna che incarna – nella sua produzione letteraria e nella sua biografia – tratti di straordinaria, sorprendente, modernità. È così? Quali sono gli aspetti della vita e dell’universo di Agatha Christie che più ti hanno ispirato?

Agatha Christie era una donna straordinaria, molto più della scrittrice seduta dietro una macchina da scrivere. Per molto tempo l’ho immaginata solo come “la Signora in Giallo”, ma con questo libro ho voluto raccontare soprattutto la sua dimensione più umana. Una donna che amava fare surf e nuotare, che cambiava casa con leggerezza e che difendeva con forza la propria indipendenza. Uno degli aspetti che mi ha colpito di più è stato scoprire che, a un certo punto della sua vita, lasciò la figlia di due anni alle cure della madre per dieci mesi. Da madre, io stessa faccio fatica a immaginare una scelta simile. E viene spontaneo chiedersi come sarebbe giudicata oggi, dal punto di vista sociale, una donna che decide di partire lasciando una figlia così piccola: probabilmente con molta più severità di quanta ne riserviamo agli uomini.

I libri di Agatha Christie hanno plasmato e continuano a plasmare l’immaginario di milioni di lettori in tutti il mondo. È tra gli autori più tradotti di tutti i tempi, con migliaia di edizioni in oltre cento lingue e circa due miliardi di copie vendute in tutto il mondo dal 1920, anno di pubblicazione del suo primo romanzo poliziesco. A tuo parere, cosa rende l’universo di Christie così amato e così longevo, dove risiede il segreto di quella che sembra essere una eterna “contemporaneità”?

Il segreto della longevità di Agatha Christie, secondo me, sta nella sua straordinaria capacità di raccontare l’animo umano. Nei suoi romanzi tornano sempre gli stessi sentimenti: gelosia, tradimento, avidità. Cambiano le epoche, ma le persone restano uguali.

Per questo le sue storie continuano a parlare anche a noi. Nei libri di Christie l’assassino non è quasi mai una figura eccezionale o mostruosa, ma una persona normale, spesso rispettabile. Ed è proprio questa vicinanza al quotidiano a rendere il male così inquietante e credibile.

In Inghilterra con Agatha Christie, come abbiamo scritto, è una approfondita ricostruzione della toponomastica biografica e letteraria dei luoghi dell’autrice. Lavoro tutt’altro che semplice, se consideriamo la biografia di Agatha, densissima si spostamenti, abitazioni, viaggi, traslochi, cambi di orizzonte. Come hai proceduto nel lavoro di ricerca e di studio, per lavorare a questo libro?

Vivendo in Inghilterra, ho potuto ripercorrere molti dei luoghi legati alla vita e ai romanzi di Agatha Christie non solo attraverso i libri, ma dal vivo, lasciandomi guidare dalle sensazioni. Ho visitato Londra, il Devon, Burgh Island e Greenway House, entrando fisicamente nel suo mondo.

Ho avuto anche la fortuna di assistere a una mostra a Cambridge dedicata a lei, con oggetti personali, prime edizioni e la sua macchina da scrivere. Accanto ai viaggi, c’è stato naturalmente un grande lavoro di lettura: non solo i suoi romanzi, ma anche molte biografie e saggi, soprattutto in lingua inglese. E, naturalmente, non poteva mancare una tappa a teatro.

Ora che il libro esiste ed è disponibile per tutti i lettori, se guardi indietro ai lunghi mesi di scrittura e di viaggi sulle tracce di Agatha, qual è il sentimento che più rimane? E quale ritieni, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, sia il dono più prezioso che un intellettuale come Agatha Christie ha fatto a tutti noi, che continuiamo ad amare le sue opere?

A un certo punto la mia famiglia non ne poteva più di sentire il nome Agatha: ho persino chiamato così la smart TV e avrei voluto dare lo stesso nome a un altro cane.

Scherzi a parte, sono profondamente grata ad Agatha Christie perché mi ha ricordato quanto amo scrivere, che è la mia più grande passione. Ma credo che il suo dono più grande sia stato quello di rendere la lettura accessibile a tutti.

Mentre altri grandi autori del suo tempo, come Virginia Woolf, si rivolgevano a un pubblico più ristretto, Christie scriveva per tutti: per le casalinghe, per chi durante la guerra cercava conforto e evasione tra le pagine di un libro. Una letteratura davvero popolare, nel senso più alto del termine.

Prima di lasciarci, vorrei farti un’ultima domanda. A quale delle opere di Agatha se più legata e quale dei suoi luoghi privati, o delle ambientazioni dei suoi libri, è per te indimenticabile?

Il libro a cui sono più legata è forse uno dei meno conosciuti: Il deserto del cuore, che Agatha Christie scrisse con lo pseudonimo di Mary Westmacott. In quelle pagine ho scoperto un volto più intimo e autentico della scrittrice.

Il luogo che più mi è rimasto nel cuore è senza dubbio Burgh Island, un posto unico, dove calma e tensione convivono in modo quasi perfetto.

L’autrice

Melania Guarda Ceccoli, giornalista di viaggi e lifestyle, è nata a Milano, ma, dopo quattro anni trascorsi a Londra, si è trasferita con la sua famiglia e il suo cocker spaniel in un cottage a Cambridge, dove continua a scrivere e raccontare storie dal suo giardino.