Cosa succede quando una band attraversa la tua vita come un’epifania elettrica?

 

In questo articolo Giulio Carlo Pantalei, autore di In Inghilterra con gli Oasis, racconta il suo legame viscerale con il gruppo di Manchester. Una storia personale fatta di concerti memorabili, viaggi, prime canzoni e sogni che diventano reali, pagina dopo pagina, nota dopo nota.

 

In Inghilterra con gli Oasis

 

Il primo amore non si scorda mai

 

Ho un’immagine di me bambino, sei o sette anni, un sabato dopo pranzo. Sto guardando Superclassifica ’96 con mio padre. A un tratto parte un video con delle tonalità uggiose, degli elicotteri e quattro ragazzi che indossano parka e occhiali da sole. Dai loro strumenti esce, soprattutto, un wall of sound che non ho mai sentito prima. Pieno di armonia e di distorsione al tempo stesso. Papà alza il volume, “questi sono forti”. Qualche giorno dopo torna a casa con una cassetta. Si chiama Be Here Now, essere qui adesso. Prendo consapevolezza all’istante, mentre li sto vivendo, che gli anni ’90 per me hanno un suono preciso. Ed è un suono stupendo.

 

Ho poi un’immagine di me sulla soglia dell’adolescenza, dodici anni, nel 2002. Ho chiesto in regalo per la fine dell’anno scolastico i biglietti per il concerto degli Oasis al Centrale del Tennis di Roma, l’ex Stadio della Pallacorda. I miei acconsentono, a patto che li veda dagli spalti perché per il parterre sono ancora troppo piccolo. È il tour di Heathen Chemistry. Scenografia minimale, niente fronzoli, un enorme telo nero con una sola scritta: Exist. Ancora una volta, come in Be Here Now, un invito a sentirsi vivi, a non dare per scontato il fatto che abbiamo ogni giorno l’opportunità di esistere al massimo delle nostre possibilità. Quando quasi dal nulla parte a tutto volume l’intro di Fuckin’ in the Bushes, il pubblico inizia a saltare fragorosamente. Gli spalti sono di legno, tremano come se ci fosse un terremoto. Tra l’esaltazione e il timore, una sublime scarica di elettricità si impossessa del mio sistema nervoso. A quel punto esce la band, con Liam e Noel in testa. Se già su disco era per me pura magia, dal vivo il rock’n’roll assume un ulteriore strato di incanto. Prendo consapevolezza all’istante che tra le cose che farò nella vita — non so ancora dove, come, quando — ci sarà di sicuro il rock’n’roll. Non la musica in generale: il rock’n’roll. Poco dopo inizio a suonare la chitarra e capisco dove, come, quando.

 

Ecco, mentre iniziavo a scrivere In Inghilterra con gli Oasis, avevo questa elettricità nel cuore, nella penna e nelle corde. Ho umilmente provato a restituirne ogni singola nota, perché potrei letteralmente ricostruire i passaggi decisivi della mia vita a partire dalle loro canzoni. Dalle prime che ho imparato a suonare fino all’esibirmi davanti a sessantamila persone allo Stadio Olimpico; dai primi pezzi originali che ho sentito di realizzare fino alle registrazioni negli studi di Abbey Road a Londra; dai primi viaggi in UK fino al trasferimento a Cambridge per un dottorato che coincide col periodo più ispirato di sempre per me: gli Oasis non mi hanno mai abbandonato. Sono stati il mio gruppo portafortuna. Il primo amore che non si scorda mai.

 

Dal punto di vista narrativo, la scrittura si è mossa secondo un corso estremamente naturale. Quando Giulio Perrone mi ha detto, una sera a cena: “Se per Passaggi di Dogana facciamo il libro sugli Oasis in quest’anno della reunion, non puoi non farlo tu”, ho sentito di avere in effetti il libro pronto ancor prima di mettermi all’opera. Dovevo solo trovare uno stratagemma diegetico per mettere in sincronia tutte le avventure e i luoghi che davvero avevo attraversato negli anni in terra d’Albione. Mi è venuto subito in aiuto l’amore, perché reale, raccontato come se l’avessi vissuto lì. In Inghilterra, invece, l’avevo solo sognato e trasformato in canzoni confluite in un disco che si chiama Poeti, Vampiri & Veneri Punk; come mi hanno insegnato i Gallagher, però, in my mind my dreams are real. Nella mia testa i miei sogni sono veri. E tenere un sogno acceso è sempre il primo passo.

 

— Giulio Carlo Pantalei

 

L’autore

 

Giulio Carlo Pantalei è scrittore e musicista, ha conseguito il PhD in Lettere tra l’Università di Roma Tre e la University of Cambridge in UK, con un progetto tradottosi nell’acclamato libro Una lingua per cantare (Einaudi, 2025). È autore ed editor per Electa, con cui ha pubblicato Vincenzo Cerami. Scrittore plurale (2024). Da cantautore, con la sua band Panta si è esibito in tutta Italia entrando in contatto, tra collaborazioni e aperture, con artisti come Manuel Agnelli, David Lynch Foundation, Garbage, Marlene Kuntz, e arrivando a registrare negli studi di Abbey Road a Londra, che hanno prodotto l’ultimo Poeti, Vampiri & Veneri Punk (2024).

 

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