CORSO DI FOTOGRAFIAA cura di Matteo Casilli

Biografia

Matteo Casilli nasce a Roma nel 1983.
Dopo aver conseguito la Laurea in Lettere e Filosofia, si diploma nel 2009 presso la “Scuola Romana di Fotografia”.

La sua fotografia è focalizzata sulla presentazione di suggestivi ritratti umani, per sottolineare la psicologia umana che tanto lo affascina. Il suo è uno sguardo delicato e mai invadente.

I soggetti che sceglie sono pensosi e sognanti, soggetti che sembrano celare qualche impercettibile segreto.

Tra le sue maggiori collaborazioni fotografiche spiccano quelle con Oliviero Toscani, nella realizzazione del libro “Firenze Santo Spirito” e di Terry Richardson nel suo periodo newyorkese.

Matteo ha esposto in numerose mostre collettive, nazionali ed internazionali.

Ha inoltre pubblicato nel 2016 il libro “MUSICIAN” dove ha raccontato con una serie di ritratti in bianco e nero la nuova generazione di musicisti emergenti. Il 1 Dicembre 2019 è uscito il suo ultimo lavoro “ROMA, PIGNETO” edito Giulio Perrone Editore.

Date e Programma

Tutti gli incontri si svolgeranno online su Zoom di sabato dalle 16 alle 19 nelle seguenti date:

  • 20 Febbraio
  • 27 Febbraio
  • 6 Marzo
  • 13 Marzo
  • 20 Marzo
  • 27 Marzo
  • 3 Aprile

Ritratto: approccio, preparazione, creatività e psicologia

1. Il ritratto non coglierà mai tutti gli aspetti di una persona

Durante il corso di introduzione al ritratto che usualmente tengo, chiedo ai miei studenti cosa per loro sia il ritratto. Le risposte che ricevo con maggiore frequenza sono: “Cogliere l’essenza del soggetto”, oppure “Raccontare il soggetto”. Se queste idee possono sembrare un modo di vedere il ritratto, di fatto lo sono solo in maniera parziale.
“Un ritratto” non riuscirà mai a raccontare completamente una persona, nemmeno a coglierne l’essenza che, è complessa e costituita da mille sfaccettature.
Nella mia esperienza, il ritratto rappresenta l’incontro di due persone in un determinato istante e in una determinata situazione. E il suo esito rappresenta sempre e solo il racconto di quel determinato
evento.

2. Il ritratto è “una danza a due”

Il ritratto è un lavoro collaborativo. Ogni scatto è frutto dell’interazione tra chi fotografa e chi è fotografato. Non esiste ritratto senza questa importantissima relazione.
Nel ritratto c’è seduzione, c’è comprensione, c’è un mutuo darsi.
Quello che il soggetto ci concede non è solo tempo, o la sua immagine, e non siamo noi a fargli un favore nel ritrarlo, ma quel momento è un meraviglioso dono reciproco, in cui due vite si incrociano e trovano una sorta di sintonia da cui nasce lo scatto (o gli scatti).
Per questo non esistono quelli che molti chiamano “ritratti rubati”, perché rubare non è donare… è prendere furtivamente, senza nemmeno sapere cosa si sta prendendo.
Per questo motivo, non sarà mai possibile ripetere lo stesso ritratto, perché quel gioco, quella danza, quella sintonia è frutto del momento, del rispettivo umore, del tempo meteorologico, della profondità della conoscenza e dell’intesa, che immancabilmente con l’esperienza aumentano.
Importantissimo, in una danza a due come questa non esiste chi guida o chi si fa guidare, ma il rapporto è assolutamente paritario.
Se nel nostro approcciarci al ritratto lasciamo che la celebrità, il potere, o il sesso del soggetto ci intimidiscano, allora rischiamo di essere schiacciati, e che il risultato non sia più frutto di una collaborazione, ma di una subordinazione.

3. Eliminare le ansie

La prima cosa da fare, una volta capito che non c’è valenza universale del ritratto, è trovare il modo di avere spirito e mente liberi da ansie.
Se pur una certa tensione positiva possa comunque portare beneficio al lavoro, uno dei difetti soprattutto dei neofiti e di certi amatori, è l’ansia da prestazione, l’ansia da “non ho la fotocamera/lente adatta”, l’ansia da “sono timido e non so come comportarmi”, o quella di avvicinarsi alle persone…
Se la vostra preoccupazione principale e tra queste ultime due, in particolare, forse il ritratto non è il vostro genere fotografico. Il ritratto è relazione, è contatto.
L’ansia di qualsiasi tipo è un blocco, è occupare la mente con pensieri che succhiano energie e tempo, che invece dovreste dedicare ad altro. Liberatevi dall’ansia!

4. Preparazione e sensi ben accesi

Altro punto importante è la preparazione sul nostro soggetto. Non sempre è possibile, ma quando ci si riesce, più notizie, informazioni, dettagli sul nostro soggetto abbiamo, più potremo elaborare segnali, stimoli e quindi fare connessioni, per trovare il giusto spunto per il nostro ritratto.
Ecco perché uno dei consigli più preziosi che mi sento di dare è quello di tenere sempre i sensi bene accessi. Parole, gesti, profumi, sensazioni, sapori… tutto può far nascere l’idea per lo scatto, per la storia.
Sensi accesi quindi, e sensibilità aperta al massimo, attenzione ai dettagli, e capacità di elaborare le informazioni in maniera creativa in tempo reale… Ecco perché non dobbiamo occupare la nostra mente, con ansie, o con il cercare di recuperare informazioni a memoria tutto deve essere ben
presente, come delle carte su un tavolo, pronte ad essere combinate velocemente per ottenere la vittoria.

5. Non bisogna avere fretta

Anche se spesso il tempo per un ritratto è poco, soprattutto quando lo si fa per lavoro infatti, capita che a disposizione si abbiano 20-30 minuti (magari). Sapere gestire il tempo è fondamentale.
Capita così che di mezzora a disposizione se ne passi più di metà al bar a parlare con il proprio soggetto, ad osservarlo, a cercare di capire dove sta la chiave verso “lo scatto”, la chiave della magica combinazione tra quello che lui/lei può darti e quello che tu vuoi trasportare di lui/lei in un’immagine.
Ogni segnale che il soggetto può darci, è prezioso, è prezioso il suo modo di gesticolare, il suo modo di parlare, il capire se è nervoso, o se è troppo carico, se è chiuso, conformista. È importante trovare il suo spazio personale, provare ad entrarci, capire la sua zona di comfort e cercare piano piano di portarlo fuori per mano… Solo così saremo sicuri che ciò che stiamo facendo è buono e soprattutto frutto di un momento di significativa interazione e di una bella condivisione.

6. Luce

La luce è tutto, o quasi in fotografia. Ma per dirla in maniera più tecnica, la luce racconta. Ogni tipo di luce parla. Trovare la giusta luce per il ritratto che si sta per eseguire, è di fondamentale importanza. Il rischio è quello di sminuire, sviare, di essere troppo espliciti, o troppo misteriosi, di creare dramma dove non serve, solo perché una determinata luce ci affascina.
Come in tutte gli aspetti della fotografia, sapere usare la luce è una competenza primaria, perché è facile saper esporre bene, ma usare bene la luce è tutta un’altra cosa.

7. Posa: equilibrio tra posizionare e lasciare naturalezza

Un’altra delle criticità nel ritratto è sicuramente il come posizionare il soggetto. Quello che ai miei corsi noto sempre di più è che chi scatta, spesso, tende ad essere iper propositivo nei confronti del soggetto.
“Braccio un po’ più in alto, testa più a destra. No, più a sinistra, alza la gamba, piega il gomito, sorridi, un po’ di più, un po’ meno…” Tanto per capire, cosa intendo.
Cosa che accade, soprattutto, quando il fotografo si è studiato un repertorio fotografico prima del servizio, e lo vuole in qualche maniera replicare.
Il problema è che, se non si sta lavorando con una modella professionista (e quando lo si fa è raro che sia una sessione di ritratto in senso stretto) le persone che stanno davanti al nostro obiettivo non sempre si trovano a loro agio in ogni posizione in cui noi desideriamo metterli. Non solo, ma così
facendo non stiamo più eseguendo un lavoro collaborativo, ma, anzi, stiamo cercando di imporre qualcosa che potrebbe non essere così adatto al nostro soggetto.
Applichiamo uno schema, e non stiamo raccontando chi ci sta di fronte. E questo aspetto è, in molti casi, motivo di scontento rispetto al risultato finale da parte dei soggetti stessi.
Tutto il nostro conoscere, ed osservare il soggetto ha anche l’obiettivo di capire in quale posizione riuscire a renderlo meglio, sia dal punto di vista estetico, che di naturalezza, che di tranquillità.
Serve trovare posizioni che tolgano tensione, e preoccupazione, piuttosto che imporre quelle che “a noi piacciono”, e questo e segno oltre che di rispetto, anche di comprensione e di intento collaborativo, che renderà il risultato sicuramente migliore.
Psicologia e creatività nel ritratto sono frutto di una sensibilità particolare che chi fa foto deve avere nei confronti di chi sta fotografando.
Inoltre serve apertura nei confronti dello stesso soggetto, e apertura mentale nel considerare ogni spunto interessante.
Allo stesso tempo serve esperienza ed intelligenza per capire cosa può funzionare e cosa no, cosa può impreziosire la nostra storia, arricchirla o renderla interessante senza svilire, ma anzi valorizzando aspetti della personalità di chi stiamo ritraendo.

8. Post-Produzione delle Foto

Prime correzioni: colori e esposizione, post-processing creativo, protezione delle foto, stampa delle foto.

Chi può partecipare

Per partecipare al corso non sono richiesti particolari requisiti di base.

Info e iscrizioni

Per iscriversi mandare una mail a: corsi@giulioperroneditore.com

Scadenza iscrizioni:  02 aprile 2021

Costo: €400,00. Previsto uno sconto del 10% per studenti.

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