Avvicinarsi a Goliarda Sapienza significa entrare in una formazione irregolare, segnata da una famiglia radicale, da spazi domestici carichi di tensione politica e da una città che agisce come presenza costante. Catania è il primo paesaggio dello sguardo, il luogo in cui prende forma una sensibilità libera e non addomesticabile.

In A Catania con Goliarda Sapienza, Lorena Spampinato segue le tracce dell’infanzia e dell’adolescenza della scrittrice, ricomponendo una mappa fatta di quartieri, case e attraversamenti, dove esperienza privata e storia collettiva si intrecciano.

In questa intervista a cura di Maria Camilla Brunetti, responsabile della collana, approfondiamo la genesi del libro, il rapporto simbiotico tra Goliarda e la sua città e il modo in cui i luoghi vissuti diventano materia narrativa, continuando a parlare al presente.

Intervista a Lorena Spampinato | A Catania con Goliarda Sapienza

Di Maria Camilla Brunetti 

Goliarda Sapienza nasce nel 1924 a Catania in una famiglia che possiamo definire “non ordinaria”. Il padre è Peppino Sapienza, avvocato socialista, conosciuto come “l’avvocato dei poveri”, la madre è Maria Giudice, figura monumentale del sindacalismo di inizio Secolo e dell’antifascismo. Entrambi i genitori, sebbene in modi diversissimi, avranno sullo sguardo di Goliarda un’importanza cruciale. Ma è anche la casa in cui Goliarda trascorre l’infanzia e la giovinezza, le mura che contengono quell’universo familiare così peculiare, ad avere un ruolo chiave nella formazione del suo sentire del mondo e di sé. Vorrei partire allora da quel luogo, per iniziare questo attraversamento insieme, così come accadrà al lettore che vorrà camminare attraverso le pagine di A Catania con Goliarda Sapienza. Ce ne puoi parlare?

La casa dell’infanzia di Goliarda Sapienza è uno spazio attraversato da molte voci: Peppino Sapienza e Maria Giudice, il loro modo radicale di stare nella storia, fratelli e sorelle che vanno e vengono. Crescere in quella casa significava essere immersi in una pluralità di visioni, anche in tensione fra loro, ma sempre animate da un’idea fortissima di libertà. Nel libro ho cercato di restituire proprio questa dimensione: la casa come ventre narrativo, come spazio generativo da cui nasce uno sguardo sul mondo. Un luogo fondativo anche sul piano simbolico e politico dove la militanza dei genitori, i conflitti ideologici, le scelte radicali di vita entrano nelle stanze, nei gesti quotidiani, nel linguaggio. Un luogo che educa allo sguardo critico e alla disobbedienza, ponendo da subito le basi di una voce letteraria fuori dagli schemi.

Il rapporto tra Goliarda Sapienza e Catania è un rapporto simbiotico, una relazione “costitutiva” di identità. San Berillo è, ieri come oggi, un quartiere del centro storico di Catania ma anche un universo, un microcosmo a sé. Come era la San Berillo dell’infanzia di Goliarda e in che modo ha plasmato il suo sguardo?

San Berillo, nella Catania dell’infanzia di Goliarda Sapienza, è un microcosmo umano e sociale densissimo, quello che forse più di ogni altro incarna l’anima popolare della città. È una Catania arcaica e pulsante, molto popolata, fatta di vicoli stretti e botteghe di artigiani. Per Goliarda è una vera palestra dello sguardo: la abitua alla molteplicità, alla contraddizione, alla coesistenza di miseria e vitalità, di dolore e desiderio. Qui si forma il suo sguardo radicale, attento ai margini e capace di restituire voce alle vite invisibili, ai corpi e alle storie che abitano le periferie del racconto dominante.

Cito da A Catania con Goliarda Sapienza: “I luoghi della piccola Goliarda sono il suo teatro desordio: un palcoscenico dove voce, corpo e immaginazione si fondono nel gioco e nella performance. E se la casa è un laboratorio di ruoli dove si sperimentano maschere e identità, nel cortile la scena si allarga e lintimità domestica si apre al confronto con gli altri (…)”. Credo che “il cortile” sia un topos della cultura siciliana (e italiana in senso più esteso), un luogo sociale, culturale e intellettuale – rituale antichissimo e paesaggio ultra-contemporaneo al tempo stesso. È così? 

Sì, il cortile è un topos profondissimo della cultura mediterranea. È uno spazio liminale: né privato né pubblico. Un luogo di esposizione, di relazione. Nel cortile si impara a stare insieme, a negoziare ruoli e confini. Si scopre la comunità come esperienza concreta, fatta di prossimità ma anche di attriti. Per Goliarda, il cortile di Via Pistone è lo spazio in cui l’esperienza individuale incontra per la prima volta il mondo esterno, e dove si forma uno sguardo attento alle differenze e al dialogo tra culture diverse.

Goliarda Sapienza lascerà Catania in giovane età e raggiungerà Roma per studiare all’Accademia D’Arte drammatica Silvio D’Amico. In che modo Catania continuerà a vivere in Goliarda, nei lunghi anni della lontananza?
In che modo la scrittura di Sapienza riplasmerà –  reinventerà – i luoghi dell’infanzia?

Goliarda Sapienza non lascerà mai davvero Catania. Negli anni della lontananza la città si farà materia interiore e archivio emotivo. Mentre Roma sarà il luogo della formazione artistica e della sperimentazione, Catania resterà per tutta la sua vita il deposito originario delle immagini, del linguaggio, delle tensioni primarie. 

Quando è accaduto che tu incontrassi, per la prima volta, la scrittura di Goliarda Sapienza? Come hai proceduto alla composizione di A Catania con Goliarda Sapienza, un attraversamento intimo, emozionale e letterario, nella toponomastica interiore e fisica di una Catania che, tra le pagine del libro, diviene così vivida, pur lontana nel tempo?

Il mio incontro con la scrittura di Goliarda Sapienza è avvenuto con Io, Jean Gabin. Seguendo Goliarda bambina nei vicoli della Civita, la città ha preso forma come non l’avevo mai vista: viva, teatrale, attraversata da una libertà feroce. A Catania con Goliarda Sapienza nasce da lì. È un libro che viene dal desiderio di ascolto: di una città, ma soprattutto di una voce che ancora continua a parlarci con una forza sorprendente.

L’autrice

Lorena Spampinato è nata e vive a Catania. Tra i suoi libri: Piccole cose connesse al peccato (Feltrinelli, 2023) e Il silenzio dell’acciuga (Nutrimenti, 2020).

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