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Siamo tutte delle gran bugiarde

Collana:

2018

ISBN: 978-88-6004-337-5

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10,00 €

L’infanzia fiorentina in una famiglia particolarmente moderna e illuminata, con la mamma maestra montessoriana che gli permetteva di leggere libri pornografici perché consapevole dell’importanza della lettura tout court. La precocissima folgorazione per il teatro che lo fa trasferire a Roma poco più che ventenne. I primi passi nel cinema e nei fotoromanzi, che interpretava indossando le giacche rubate a Franco Zeffirelli. La gaia atmosfera della Dolce Vita. Le avventure mondane con Laura Betti, l’affinità elettiva con Federico Fellini, la severità di Pier Paolo Pasolini. L’ipocrisia della televisione democristiana e poi, ovviamente, il teatro. Dai primi ingaggi in compagnie importanti, dove Poli impara quella che chiama “la praticaccia”, alla decisione di diventare capocomico nel momento in cui quasi tutte le grandi compagnie si scioglievano per essere assorbite dai teatri stabili. Ma Poli è un artista rigoroso e libero, vuole giocare e rischiare, senza avere padroni. Una vita trascorsa a parodiare il potere, il cattivo gusto della piccola borghesia, i vizi e le virtù dell’Italietta provinciale e pavida. Il tutto senza moralismi, ma con lo sfarzo scintillante dell’ironia. Alla fine del libro si scoprirà che non c’è alcuna differenza fra l’attore e l’uomo. Entrambi adorano incantare gli interlocutori, tessere affabulazioni che intrecciano verità e invenzione. Ma la menzogna per Poli non è una bugia, diventa trucco, trovata scenica. «Io adoro» dice «mettere le frange alla realtà, perché l’immaginazione prolunga la vita». Ecco perché colui che è stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica, si definisce “una gran bugiarda”.

Paolo Poli
È nato a Firenze nel 1929 e lì ha studiato laureandosi in Lettere. Negli anni Sessanta si è dedicato all’attività teatrale, confezionando spettacoli brillanti di cui era impresario, autore e interprete, mescolando alla parola e al movimento anche canzonette e canzonacce. Muore a Roma il 25 marzo del 2016.

Giovanni Pannacci

Scrive per il teatro, la pubblicità e il web. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie, in Italia e all’estero. Per Giulio Perrone Editore ha curato la raccolta antologica Da dove vengo io (2007), con la postfazione di BarbaraAlberti, e pubblicato il romanzo La canzone del bambino scomparso (2012).


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